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Grillo, assalto alle Olimpiadi. Per colpire il Quirinale

06 agosto 2012

«Le Olimpiadi… un bromuro quotidiano»: dalla padella di un’Italia infuocata di inizio agosto, eccoci alla brace dell’ultimo pensiero di Grillo. Con una scelta di tempo teatralmente sospetta, il leader del Movimento 5 stelle fa sapere, dal suo blog, a tutti noi cosa pensa delle Olimpiadi e delle dinamiche che le sorreggono. È uno strano pensiero obliquo che sembra risalire di “bolina” una vecchia traiettoria sessantottina che rifletteva criticamente sullo sport inteso come manifestazione aggressiva di un rampantismo prestazionale e, nel caso, nazionalista. Ma Grillo, lo sappiamo, non è figlio del Sessantotto, piuttosto dei suoi succedanei. Pesca, ad esempio, a man bassa nella pur rispettabile cultura nichilista da bar – occhio alla nemesi – “sport”. Il nostro eroe non arriva alle conclusioni logiche, coerenti del suo pensiero breve, e cioè che è tutto un «magna magna», ma ci offre la possibilità di arrivarci da soli. Avrà torto o avrà ragione? Né questo né quello: anche quando parla di Olimpiadi, anche mentre schiaccia l’intera manifestazione nei sensi di una pura dinamica di potere globale, Grillo fa sempre e solo il suo gioco. «Non conosco, né ho ha mai conosciuto, nessuno che pratichi il fioretto o la spada in vita mia»: un fiuto formidabile. Lamenta, alla sua cara età, che lo «spettacolo» sia una fucina di nazionalismi: ma qui qualche responsabilità ce l’abbiamo tutti, bisognava spiegarglielo prima come stavano le cose. Vada pure avanti, il problema, al solito, è che il suo gioco non è completo se non prende a sberle il Presidente della Repubblica. Quest’uomo, al quale Grillo probabilmente deve una tormentosa insonnia, viene dipinto insieme come chiave di volta e servo di un consolidato meccanismo che mentre alimenta la visibilità dell’immenso spot sportivo, garantisce la fluidità dei processi di nazionalizzazione dei medaglieri. «La medaglia d’oro la conquista il presidente della Repubblica, il telecomando in mano che dalla poltrona, si precipita a congratularsi con l’atleta dandone ampia copertura a tutti i mezzi d’informazione»: e ancora una volta il Colle è sistemato. Poi, se la prende con i vincitori di oggi, destinati dallo stesso meccanismo ad affacciarsi a una splendida carriera parlamentare. Lui queste cose le sa, in Italia accade l’inimmaginabile: succede infatti che un comico miliardario sia il capo del terzo o del secondo o del primo partito d’Italia e che noi si stia qui ad ascoltarlo mentre «spara cazzate» (grazie Guccini).

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